13 maggio 2012
AD OGNI UOMO LA SUA TERRA
02:08 Scritto da: albatros-331 in cantautori, identità, musica, pensiero forte | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: arlo guthrie, nativi americani, tradizione, libertà | OKNOtizie |
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CRISI DEL SISTEMA BORGHESE O DELL'IDEA STESSA DI BORGHESIA?
Consiglio, per chi ne avesse voglia, una lettura, forse complessa, per me in particolare - avendo io studiato poco e male -, ma estremamente attuale perché tratta le radici profonde di quel pensare corrente che ci vede, soli e l’un contro l’altro armati, affrontare la crisi, forse definitiva, di un modo di porsi di fronte all’uomo alla sua esistenza ed ai rapporti che abbiamo stabilito, quell’esistenza, regolassero.
Si tratta di un bel libro di Furio Semerari: “ Potenza come diritto – Hobbes Locke Pascal ” – edizioni Dedalo 1992.
01:25 Scritto da: albatros-331 in pensiero forte | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: furio semerari, hobbes, locke.pascal, liberismo, conflittualità sociale, solitudine, individualismo, giustizia sociale, spiritualità, tradizione | OKNOtizie |
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04 aprile 2012
S. MARCO! S. MARCO! COSA IMPORTA SE SI MUORE!......
Mi accingo a scrivere questa breve nota sapendo in anticipo che non piacerà. Non piacerà ai più, ma, temo, neppure ad alcuni dei meno numerosi con cui condivido molto del mio sentire spirituale prima che politico. L’argomento del trattare riguarda ancora i nostri militari arrestati in India.
Umanamente, mi auguro con tutto il cuore che i nostri “ragazzi” tornino a casa. Da italiano, spero che questo accada senza troppe umiliazioni per la Nazione, ma adesso conta che tornino a casa. Non sono il solo, per fortuna, a pensarla in questo modo: siamo certamente la maggioranza e siamo trasversali a ogni credo politico o schieramento di parte, definizione più congrua che di fedi politiche ne son rimaste pochine.
C’è un qualcosa però che non mi torna e qui so d’essere minoranza e me ne frego.
Questa faccenda non doveva andare com’è andata.
Ammesso che finisca bene l’onore del nostro Esercito, va a farsi friggere.
Sei soldati Italiani inviati in missione (sul fatto che la missione fosse di difendere interessi privati di un armatore che poi i nostri soldati li ha venduti, parleremo prossimamente), due di loro arrestati come malfattori in uno stato straniero pur essendosi dichiarati innocenti. Com’è stato possibile che gli altri quattro non abbiano voluto condividere la sorte dei loro camerati? Com’è stato possibile accettare l’idea di separare la propria sorte da quella dei commilitoni, avvalorando quasi, in questo modo, l’idea di una loro possibile responsabilità.
Che significato ha oggi portare una divisa? Qual è il senso profondo del “mestiere delle armi”, in questo nostro presente.
C’è ancora posto per l’idea che la divisa è una bandiera? Che essa è un onore e un fardello, spesso pesante?
All’intimazione della polizia indiana di consegnarsi non poteva esservi che una risposta, da parte non di due ma di tutti e sei i nostri marò:
“ Venite a prenderci!”.
Mi viene alla mente Mario Asso, il giovane sottotenente della Legione Ufficiali, fra i primi caduti fiumani di quel “Natale di Sangue” del 1920.
All’intimazione ad arrendersi rispose lanciando una bomba a mano e gridando:
“ Morto si, vivo no!”.
Perdonatemi e mi perdonino le mamme e le spose di quei nostri “ragazzi”, ma il soldato non è e non può essere semplicemente un “professionista”, che sa far bene il proprio mestiere e mette in conto che c’è anche il rischio di morire facendolo. Ci può essere la mina sotto il Lince, o il cecchino traditore, lo si accetta certo, ma non basta. Un soldato, un vero soldato, espressione più alta del popolo che lo veste e lo arma, sa che c’è un momento in cui la morte non è più un incidente, ma una scelta deliberata; l’unica possibile. La decisione di non arrendersi. Una decisione presa prima, anni prima. Quando ti sei arruolato e hai scelto di indossare una “divisa”. Perché la divisa è la bandiera.
Oggi non dovremmo aspettare la liberazione e il ritorno di due soli soldati. Avremmo sei militari asserragliati su quella nave o piangeremmo, con orgoglio, le salme di sei Fanti di Marina caduti per l’onore d’Italia.
Se questo modo di pensare albergasse ancora nelle menti e nei cuori del nostro Popolo e di chi lo governa, in quest’orrenda situazione non ci saremmo neppure cacciati.
Consci della responsabilità e delle implicazioni insite nell’uso dell’Esercito ci si sarebbe ben guardati dal farne impiego improprio destinando soldati al compito di metronotte di stabilimento
02:40 Scritto da: albatros-331 in identità, opinioni, pensiero forte, società organica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: marò, s.marco, fanti di marina, esercito italiano, mario asso, natale di sangue, impresa di fiume, tradizione, bandiera | OKNOtizie |
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LIBERI SUBITO - SE AVETE QUALCHE IDEA
Le fonti ufficiali d’informazione ne parlano poco e senza troppa enfasi e con estrema cautela, ordini di scuderia probabilmente, in linea con la strategia governativa indirizzata alla prudenza e ispirata dalla volontà di non creare imbarazzo al governo indiano, rischiando di compromettere i rapporti diplomatici fra le due nazioni.
Monti, nel corso del suo recente viaggio in Asia ha dichiarato senza mezzi termini che non è “battendo i pugni sul tavolo” che si risolve la questione; se si vuole riportare a casa i nostri “ragazzi” ci vogliono, a suo dire:
“ Un’azione più moderata, intelligente e molto paziente”.
Può darsi che abbia ragione, ce lo auguriamo tutti, e che alla fine i due marò tornino in Italia scagionati, oppure si vedano riconosciuto il diritto di essere giudicati da un tribunale italiano.
Certo è che se le cose dovessero prendere una brutta piega e i nostri soldati si trovassero ad affrontare un processo in India e magari a essere condannati, i famosi pugni sul tavolo bisognerà decidersi a picchiarli e forse sarà un po’ tardi.
Che i soldati italiani siano innocenti è fuori discussione. Primo perché lo dicono loro e non esiste motivo per non credergli. Secondo perché la ricostruzione indiana degli avvenimenti fa acqua da tutte le parti e, salvo che tutti i fatti siano stati raccontati in modo diverso dal vero, non esiste alcuna possibilità che il peschereccio indiano si trovasse nei pressi della petroliera battente bandiera Italiana nei tempi e nei modi che le autorità indiane sostengono.
http://www.seeninside.net/piracy/
Se i due marò saranno condannati quale atteggiamento assumerà il nostro Governo?
Ci limiteremo a spedire arance in carcere o saranno tentati tutti quei passi internazionali che soli possono portare a un giusto risolversi della vicenda? E quei passi non condurranno inevitabilmente a una frizione fra l’Italia e l’India? Non ci sarà comunque un grave imbarazzo per il governo indiano?
Io dico che l’imbarazzo ci sarà e sarà anche maggiore. Oggi l’India difende un suo presunto diritto di giurisdizione sulla vicenda, domani potrebbe trovarsi a difendere la sentenza di un suo tribunale.
Direi quindi che la strada intrapresa dal Governo italiano è semplicemente, almeno per il momento, quella di affidarsi alle decisioni indiane. Assomiglia molto ad una pericolosa strategia dell’impotenza e le recenti parole del Presidente Napolitano lo confermano ampiamente:
“ Se qualcuno ha delle idee migliori si faccia avanti”.
Come dire che di idee non ce ne sono. Al momento.
01:40 Scritto da: albatros-331 in opinioni, pensiero debole | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: enrica lexie, marò, india, italia, governo, mario monti, giorgio napolitano | OKNOtizie |
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29 febbraio 2012
COM’E’ POTUTO ACCADERE?
Leggo e ascolto di svariati argomenti, perché m’interesso di tutto anche se in modo magari confuso e disordinato.
Mi capita così di trovarmi di fronte ad affermazioni benissimo esposte ma deludenti perché incapaci di arrivare alla radice delle questioni di volta in volta affrontate.
Questa incapacità di fondo non è frutto d’ignoranza, né di un approccio superficiale ai problemi; piuttosto è figlia di un dogmatismo pseudo religioso, riguardo alcuni concetti, talmente radicato che impedisce, non tanto di mettere in discussione un determinato modo di pensare, ma proprio di immaginare che possa essere messo in discussione. Lo spirito del nostro tempo incentrato sull’assoluta libertà, sembra quasi aver creato da se i propri vincoli e aver posto paletti inviolabili entro cui il pensiero libero deve per necessità costringersi, se libero vuole rimanere.
Un esempio abbastanza banale ma efficace, lo si evince facilmente ascoltando o leggendo persone molto preparate e impegnate socialmente su argomenti come ecologia e globalizzazione.
Si scopre così che la mente che si spende in difesa della più ricca biodiversità ambientale argomenta con la stessa convinzione, sostenendo a spada tratta il valore fondamentale della multiculturalità, rilevando la ricchezza intrinseca alle contaminazioni di modi di vivere e pensare diversi.
Allo stesso modo si spezzano quotidianamente lance e frecce in difesa della giustizia sociale, contemporaneamente inneggiando al libero mercato come regolatore supremo della ricchezza.
Si raccolgono fondi per le popolazioni africane costrette a migrazioni bibliche attraverso il loro continente e, con la stessa fulgida coscienza si inneggia agli OGM e alle biomasse che miglioreranno l’ambiente e sconfiggeranno la fame grazie a monoculture agricole che distruggono l’habitat di quelle stesse popolazioni obbligandole a migrare e ponendole ai margini di società disgregate che non hanno posto per loro.
Gli esempi sono tanti e a chiunque di noi può venirne in mente qualcuno.
Com’è potuto accadere che questo “pensiero debole” abbia finito per instaurarsi come l’unico pensiero possibile, l’unico accettato e accettabile, pena l’esclusione dal consesso sociale se non addirittura la persecuzione e l’ostracismo.
In questi tempi di accoglienza ed esaltazione del “diverso” non c’è posto per un pensare diverso e l’intolleranza può arrivare all’isterismo.
L’idea di essere stati manipolati non sfiora nessuno?
01:54 Scritto da: albatros-331 in opinioni, pensiero debole | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pensiero debole, omologazione, ecologia, ogm, biomasse, cultura, manipolazione, biodiversità, migrazioni, africa, globalizzazione | OKNOtizie |
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16 febbraio 2012
GLI AMICI DEL TEATRO DI MAGNO
“Fare teatro per passione; per divertirsi e per divertire”.
Questo è lo spirito che da più di 10 anni anima l’attività di questa Associazione di amici innamorati del teatro, nata a Magno, frazione di Gardone Valtrompia nel 1996:
“Gli Amici del Teatro di Magno”.
Da quel primo spettacolo intitolato: “Un giorno a scuola”, ispirato alla giornata tipo dei loro figli, il gruppo ha proseguito con costanza l’attività. Nuovi lavori si sono succeduti ogni anno.
Commedie comico-brillanti, testi ispirati alla tradizione della valle, parodie di fiabe adatte ad adulti e bambini.
L'ultima fatica, ad novembre 2011, la commedia brillante in due atti " Il morto in casa" di Camillo Vittici, presentata al teatro parrocchiale nell'ambito della "Decima sagra di S. Martino" patrono della frazione di Magno.
Un modo di fare “comunità”, partecipando concretamente alla vita della propria terra e alla conservazione delle proprie tradizioni.
Dal Giovedì Grasso al Carnevale, dalla partecipazione alle attività di animazione estiva del Comune di Gardone Valtrompia alla disponibilità a collaborare con altre associazioni, sempre nell’ambito teatrale, l’azione del gruppo continua e si arricchisce sempre di più.
Gli Amici del Teatro si impegnano in iniziative come: “ Sul Golem de not” e “All’ombra del Guglielmo” fino ad arrivare a “Storie e dintorni” incentrato sul recupero di storie e leggende della Valle.
23:03 Scritto da: albatros-331 in Brescia Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: magno di gardone valtrompia, provincia di brescia, teatro, associazioni, cultura, educazione, divertimento, tradizioni | OKNOtizie |
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UNA RICERCA DEL POLITECNICO DI MILANO SULLE REALI ESIGENZE ABITATIVE BRESCIANE
Nel luglio 2011 venne presentato un accurato rapporto sul fabbisogno abitativo in città e in provincia dal 2009 al 2018, commissionato dalla CISL al Politecnico di Milano.
Ne emerse un quadro preoccupante sul fronte del consumo di territorio e sulla pochissima inclinazione delle amministrazioni a indirizzare le proprie politiche urbanistiche verso il reale bisogno del territorio. Servirebbero e serviranno mole più case destinate all’edilizia sociale e convenzionata, mentre si continua a privilegiare la realizzazione di edilizia libera a fronte di una richiesta quasi nulla di quest’ultima da parte della società bresciana.
Miopia? Potenza delle lobby che difendono gli interessi privati? Semplice mancanza di soldi?
Probabilmente un mix di tutto questo, rafforzato da una sincera vocazione liberista dell’attuale amministrazione, che vede come fumo negli occhi ogni intervento pubblico, vedendolo unicamente come un costo, in questo perfettamente in linea con la sensibilità generale della nostra epoca.
Il senso della comunità è andato completamente perduto, lasciando il posto alla convinzione che ognuno debba cavarsela da solo con i propri mezzi, magari sgomitando di brutto.
Così se i giovani non mettono su famiglia e restano in casa con i genitori, è perché non sanno darsi da fare, reinventarsi, non sanno essere adeguatamente competitivi.
Non importa se la società offre poco lavoro, malpagato e mal tutelato e se comprare una casa, è ormai impossibile e affittarla, con gli stipendi che girano, lo è altrettanto.
23:01 Scritto da: albatros-331 in Brescia Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: piano di governo del territorio, edilizia sociale, edilizia convenzionata, edilizia libera, comune di brescia, governo del territorio | OKNOtizie |
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LE PAROLE TRA NOI LEGGERE....
Lo sappiamo bene tutti che le parole, in realtà, raramente sono leggere; alcune, poi, hanno un peso enorme, perché arrivano fino in fondo all’anima e, quasi, la disarmano, la lasciano graffiata e offesa.
Quando ero ragazzo e finivo gli studi superiori all’ITIS B. Castelli, le categorie umane conosciute erano sostanzialmente tre: giovani, adulti e anziani.
Dal punto di vista sociale i giovani potevano essere definiti studenti, lavoratori oppure disoccupati, cioè in cerca di lavoro. A loro volta gli adulti potevano essere lavoratori o anch’essi disoccupati, cioè in attesa di un lavoro; gli anziani erano ex lavoratori quindi pensionati.
Da alcuni anni a questa parte è comparsa una nuova categoria, espressa, nel lessico comune, da una terribile parola: “Esuberi”.
22:59 Scritto da: albatros-331 in Brescia Sociale, società organica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, giovani, pensionati, studenti, disoccupati, società, giustizia sociale, governo, imprenditori, comunità organica | OKNOtizie |
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HARDBASS BRESCIA
C’è un disagio diffuso fra i giovani, un’esigenza di “ascolto”, un bisogno di comunicare oltre gli schemi.
Comunicare cosa? La solita lagna dei soliti drogati di benessere? No! È altro! È volontà di presenza, è il messaggio di chi ha capito. Non si lamentano di essere stati illusi e ingannati o semplicemente delusi.
Hanno capito che noi, i loro padri e madri, siamo stati presi per il culo e ci siamo prestati al gioco per quattro euro; per un suv e una casa vacanza, che ora ci portano via, abbiamo dato via casa e famiglia. Abbiamo svenduto il loro futuro e il nostro e adesso ce lo fanno pesare e hanno ragione.
22:56 Scritto da: albatros-331 in Brescia Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: hardbass, brescia, rivoluzione, identità, giovani, riscatto, crisi economica, disagio | OKNOtizie |
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(RI)DISEGNARE LA CITTA’
Con il 20 dicembre è scaduto il termine previsto per la consegna, da parte di cittadini e associazioni, delle “osservazioni” al nuovo Piano di governo del territorio (PGT) che il Comune di Brescia ha elaborato e che, dopo il via libera ottenuto il 29 settembre scorso, arriverà al termine del suo iter e quindi all’approvazione entro il 20 marzo del 2012.
Si apre quindi adesso la fase di presa di visione di questa notevole massa di documenti, da parte dei tecnici del gruppo di lavoro del Settore urbanistico del Comune. Dovranno esaminare una per una le varie osservazioni, sono più di 10.000, accoglierle o rigettarle formulando le necessarie “controdeduzioni”.
22:53 Scritto da: albatros-331 in Brescia Sociale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: piano di governo del territorio, comune di brescia, grande distribuzione, commercio, partecipazione, classe politica, arroganza della politica | OKNOtizie |
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